Gay & Bisex
Al cantiere, di notte
CERCO_ATTIVI
05.10.2025 |
691 |
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"Mentre continua a scopare, lo vedo prendere il cellulare e farmi una foto, senza chiedere..."
Dopo un sabato pomeriggio trascorso interamente a scopare, passo la serata in modo tranquillo, a cena fuori. Dopo cena tutti rientrano, ma addosso mi resta una sensazione di incompiuto, una fame che non si è placata. L’insoddisfazione monta e con lei il desiderio.Il sabato sera non è facile trovare qualcuno disponibile, soprattutto del tipo che piace a me: sono quasi tutti impegnati con mogli e fidanzate. Ci provo lo stesso. Pubblico un last su questo sito e aspetto. Arrivano alcuni messaggi, ma sono tutti lontani. Niente di fattibile. Perditempo, una categoria vastissima qui come su ogni sito di incontri: la fantasia cresce sempre in proporzione ai chilometri.
Poi finalmente mi scrive un tipo di Montecatini. Decidiamo di vederci. Vado a prenderlo nel luogo concordato; mi dice che non può usare l’auto. È quasi l’una di notte. La cosa mi sembra strana, ma non mi crea problemi. Arrivo e lo vedo sul marciapiede: un bel torello, non alto ma ben piazzato. Noto subito che si tocca il pacco. È già eccitato, lo sento, al solo pensiero di ciò che sta per succedere.
Sale in macchina, mi saluta. Non è molto loquace, mentre nei messaggi era stato diretto, pornografico senza mai essere volgare.
«Dove si va?» gli chiedo.
Mi guida verso un cantiere abbandonato poco distante: a quell’ora, dice, non ci disturberà nessuno.
Mentre guido, lo guardo di sottecchi. È in tuta, sicuramente senza mutande. Se ne accorge e se lo tira fuori.
«Ti piace?»
Mi distraggo un attimo e mi ritrovo davanti una verga dura: non lunghissima, ma larghissima, con una cappella piena e turgida. La prendo in mano e comincio a masturbarlo mentre guido.
«Lo vuoi succhiare?»
Ci fermiamo a lato della strada. Mi piego su di lui e lo prendo in bocca. È durissimo. Mi afferra la nuca e mi dice:
«Tutto, fino alle palle.»
Faccio uno sforzo: non sono ancora del tutto rilassato, ma ci riesco. All’improvviso sento un fiotto caldo esplodermi in gola. Ingoio tutto.
Mi sento stupido e deluso. Penso che sia già finita.
«Pulisci e vai avanti,» dice invece.
Riparto. Arriviamo davanti a un cancello; scende, apre il lucchetto ed entriamo. Mi fa proseguire fino a una grande tettoia, sotto la quale intravedo manufatti di cemento. Parcheggio.
«Non ti preoccupare,» mi dice, «ce n’è ancora. Quanto ne vuoi.»
Scendiamo. Si appoggia a un blocco di cemento e si accende una sigaretta.
«Calami la tuta e continua a lavorare come prima.»
Mi abbasso i pantaloni anch’io e mi metto in ginocchio. Lo prendo in bocca: gli torna durissimo. Affondo come piace a me, e lui gradisce. Fuma, mugola. Ogni tanto mi prende la testa con la mano libera e mi spinge contro il pube, scopandomi la gola senza pietà. Poi si piega e mi infila le dita nel culo.
«Che troia che sei, sei già bagnato.»
Avevo messo del gel, ma l’idea che il culo si bagni da solo, come una fica, mi eccita da morire.
Mi tira su, mi gira e mi appoggia al blocco di cemento. Me lo accosta al buco e me lo infila dentro. Mi tappa la bocca con la mano mentre un dolore intenso mi attraversa: anche se sono abituato ai grossi calibri, l’ingresso è sempre un momento violento. Dura pochi secondi. Poi il culo cede e accoglie quel cilindro che inizia a stantuffarmi.
«Non ti segare, non devi venire.»
Non vengo. Voglio godermela. È così largo che mi sento colare la cappella, la mia prostata è stimolata fino allo spasimo. Mi chiede se mi piace; mugolo, sincero.
«Dimmi quando stai per sborrare.»
«Te lo dico, ma tu non venire. Io vengo tante volte.»
Dopo poco mi avverte e mi schizza dentro. Continua a scoparmi. Sono estasiato dalla sua prestanza. Il cantiere abbandonato sembra la scena di un porno. Poi me lo sfila.
«Ora ci vuole la bocca.»
Ci prendiamo una pausa, entrambi con i pantaloni abbassati. Fumiamo una sigaretta, chiacchieriamo del più e del meno. Poi lo vedo che se lo tocca ancora. Mi rimetto in ginocchio e riprendo a pompare. Gli torna duro. È già la seconda, e questo mi eccita ancora di più.
«Ora te lo rimetto e vedrai come te lo godi.»
Me lo ritrovo di nuovo nel culo, e stavolta dura almeno mezz’ora. Entra ed esce senza sosta. Il mio buco ormai è completamente allentato, resta aperto. Mentre continua a scopare, lo vedo prendere il cellulare e farmi una foto, senza chiedere. Non dico nulla.
«Se arrivasse un mio amico adesso, ti andrebbe di farci godere in due?»
Resto stupito ed eccitatissimo. Chi è? Com’è?
«Fidati. Sei una puttana, e ti piacerà.»
Smette di scoparmi e si mette a chattare. Dobbiamo aspettare quindici minuti. Va al cancello e mi dice di restare in ginocchio. Obbedisco. Torna con un altro tipo: più alto, magro. Gli dice qualcosa e quello se lo tira fuori. Arrivano entrambi con i cazzi già in mano. Il nuovo è più lungo e sottile, circonciso. Nella penombra capisco che è marocchino, o qualcosa del genere. È anche carino.
Li pompo entrambi, poi mi fanno il culo a turno. Il marocchino è abilissimo, più meccanico dell’altro, ma questo mi eccita. Sono in mezzo a due maschi disinibiti, mi sento tranquillo e acceso. Capisco che sono complici abituali. Forse ha visto la scritta in arabo nel mio annuncio e ha intuito.
Sono quasi le tre e mezzo quando finalmente mi sborrano addosso. In ginocchio, mi riempiono la faccia. Il mio culo è spalancato. Ai primi schizzi vengo anch’io.
Ci rivestiamo. Il marocchino è silenzioso; l’altro ora parla di più, quasi fosse il suo datore di lavoro. Non indago. Chiedo se devo accompagnare anche l’altro. Saliamo in auto e riporto il primo dove l’avevo preso. Rimango solo col marocchino. Ora è più rilassato. Mi dice dove andare. Lo complimento, gradisce. Mi dice timidamente che sono un porco.
Ci provo.
«Se vuoi, possiamo fare ancora.»
Se lo tira fuori. Mi fermo a lato della strada e lo pompo. Non è durissimo, ma è un bel cazzo. Mugola, poi senza avvertire mi spara in bocca un nuovo fiotto della sua crema. Mi eccita da impazzire.
Riparto, lo porto dove mi ha detto. Gli lascio il mio numero.
«Scrivimi quando vuoi. Da solo o col tuo amico.»
Sorride, mi saluta.
«Lo faremo di sicuro. Sarai la nostra puttana.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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